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Italia Nostra - Perché lasciamo il Parco delle Cave |
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Inserito il 02 luglio 2009 alle 10:42:00 da eliopoli. IT - Prima Pagina
By redazione - Posted on 01 Luglio 2009
Italia Nostra - Centro per la Forestazione Urbana non è più nelle condizioni di lavorare al Parco delle Cave. Per questo recede dal contratto in essere con il Comune di Milano denunciando in questo modo lo stallo politico e progettuale in cui ci si è venuti a trovare. Italia Nostra riconsegna quindi il parco all'Amministrazione e garantisce fin da ora il rispetto delle norme contrattuali che vedranno il passaggio nel corso dei prossimi sei mesi. Ci rendiamo conto della gravità della decisione: il Parco delle cave è fatto solo per il 40%, lasciarlo adesso significa metterne a repentaglio il compimento. Ma non abbiamo alternative.Italia Nostra non intende farsi logorare restando in un parco senza poter fare ciò in cui crede. Meglio aprire la crisi, con la speranza che insegni qualcosa ai futuri amministratori della Città.Dopo dieci anni (1997-2005) di lavori intensi, sorretti dalla fiducia dell'Amministrazione, in cui il Parco delle Cave è stato letteralmente fatto nascere dal degrado ambientale e sociale in cui versava (rifiuti tossici, spaccio di stupefacenti, abusivismo, abbandono) ora diverse condizioni lo tengono al palo, rischiando di farlo arretrare rispetto alle condizioni di grande eccellenza paesaggistico-ambientale e sociale in cui Italia Nostra l'ha portato. Ricordiamo che il Parco delle Cave è meta costante di viaggi di studio di esperti del verde a livello europeo (http://www.custodiaterritori.org/veureNoticia.php?idNoticia=1702&idFamil...). Ricordiamo anche che lo scorso autunno, in concomitanza con la Maratona di New York, è stato gemellato per le attività di ecorunning con il Central Park della "Grande Mela". Infine, che è stato selezionato fra i dieci finalisti italiani del Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa (http://www.premiopaesaggio.it/). Dal punto di vista naturale, il Parco delle cave è certamente l'esempio più evoluto di compresenza di "comodità urbane" e forti valori naturali, primi fra tutti l'amatissima zona umida, i prati naturali e la successione di boschi che hanno vinto la scommessa di portare la biodiversità nel cuore della città, secondo i più attenti orientamenti europei. Clicca QUI per continuare la lettura.
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Milano Allarme piccole e medie imprese 1su di 10 rischia di chiudere |
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Inserito il 30 giugno 2009 alle 18:29:00 da alby. IT - Prima Pagina
Milano allarme piccole e medie imprese, una su dieci rischia di chiudere
MILANO 30/06/2009 - A Milano, un’azienda su dieci rischia di chiudere i battenti per la crisi. Si preannuncia un autunno nerissimo per le piccole e medie imprese (pmi) e per migliaia di lavoratori, che nei prossimi mesi si ritroveranno in mezzo ad una strada. E «di fronte ad una situazione così drammatica, le misure anticrisi del governo sono del tutto insufficienti».
È un’analisi impietosa della situazione economica quella che Paolo Galassi, presidenteConfapi Milano, che rappresenta circa 3mila imprese con più di 70mila lavoratori, ha fatto ieri in occasione della presentazione del bilancio 2008-2009. Alla faccia di chi pontifica sulla fine della recessione invocando ottimismo e invitando al consumo.
Un’analisi che non risparmia critiche al governo, colpevole di non aver «avviato le riforme necessarie per il rilancio del sistema industriale, come l’eliminazione dell’Irap, degli anticipi Iva e della tassazione sugli interessi passivi, anche perché si annuncia un autunno nero, con un rischio elevatissimo di chiusura per il 10 per cento delle pmi milanesi e l’avvio della mobilità per 10mila lavoratori. Il decreto anti-crisi è un intervento atteso ma insufficiente: il governo ha semplicemente accolto alcune nostre richieste, come la cassa integrazione attiva e l’annullamento delle clausole contrattuali sulla commissione massimo scoperto, cioè azioni a costo zero per lo Stato».
«Bisogna ora - è la ricetta di Galassi - puntare su progetti e strumenti che pongano al primo posto la tenuta e la ripresa del sistema produttivo, muovendosi su due binari: da un lato sostenere le pmi in difficoltà con un’azione congiunta su ammortizzatori sociali, formazione e finanza, dall’altro incentivare le aziende più dinamiche con progetti mirati sul fronte dell'innovazione e dell'internazionalizzazione».
Da Cronaca QUI
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Congresso Partito Democratico |
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Inserito il 28 giugno 2009 alle 19:32:00 da eliopoli. IT - Prima Pagina
Il Congresso PD l’11 ottobre 2009
La direzione del PD ha dato via libera al congresso di ottobre.
Si terrà domenica 11, seguiranno le primarie domenica 25 ottobre.
“E’ stato approvato a larghissima maggioranza (sette voti contrari) dalla direzione del Partito Democratico - si legge in una nota - il ‘Regolamento per l’elezione del segretario e dell’assemblea nazionale’.
La data delle primarie è fissata per domenica 25 ottobre.La Convenzione Nazionale si terrà domenica 11 ottobre.
I congressi nei circoli si svolgeranno nel mese di settembre, mentre le convenzioni provinciali si terranno entro il 4 ottobre”.
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PD/ Finocchiaro: sì al Congresso, no alla resa dei conti
«Serve un congresso vero, profondo, senza reticenze e paure, ma si è messa in moto una dinamica potenzialmente pericolosa. Una competizione per la leadership che ha le caratteristiche di una mera conta interna, che rischierà di oscurare l'oggetto del congresso, cioè il Pd e questa Italia». Il presidente del senatori Pd, Anna Finocchiaro, rilancia così la sua proposta di separare la discussione politica dall'elezione del segretario, da svolgere in un secondo momento. Intervenendo alla direzione del partito, Finocchiaro esprime la sua preoccupazione per i toni con cui si è avviata la fase congressuale. «Una conta interna che - evidenzia il capogruppo al Senato - gli argomenti usati ieri dal segretario per annunciare la propria candidatura rischiano di trasformare in una resa dei conti. Gli argomenti usati da Franceschini io li trovo inutilmente depressivi del valore della sua esperienza come segretario, figlia di una scelta comune e di una comune responsabilità». E invece, dopo un impegno unitario in campagna elettorale, incalza Finocchiaro, «siamo, per uscire dalla metafora e venire al sodo, a Veltroni contro D'Alema, a dispetto dei meriti e della qualità di Franceschini e Bersani, al nuovo contro vecchio, all'aleggiare del mai detto “non faremo prigionieri”, alla focalizzazione di un unico tema, cioè la leadership». venerdì 26 giugno 2009
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