Io non mi giro dall'altra parte - #NoViolenzaControLeDonne

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Cara Democratica, caro Democratico,

uomini e donne, destra e sinistra. Insieme. 
Non devono esserci steccati né di genere, né di colore politico: la battaglia contro la violenza delle donne deve unirci tutti.
Nel mondo oggi il 30% delle donne viene ferito o discriminato. 
Quasi 6,8 milioni, un numero impressionate, che non può non essere ricordato un solo giorno dell’anno, ma deve spingerci a introdurre strumenti normativi realmente efficaci e di prevenzione.

Per il biennio 2015 – 2017 sono stati stanziati 40 milioni di euro per il piano straordinario contro la violenza sessuale di genere e, grazie all’investimento di 30 milioni per le strutture a sostegno per le vittime, contiamo oggi 296 centri antiviolenza e 258 case rifugio.  Ma non basta solo questo, serve un cambio di mentalità, della cultura maschilista che permea la nostra società. Una mentalità che spesso appartiene anche alle donne che porta a tollerare o perfino giustificare episodi di violenza, soprusi e discriminazioni. 
Per questo, in vista della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre, abbiamo lanciato la campagna “Io non mi giro dall’altra parte”: perché vogliamo dire quanto è importante combattere la cultura dell’indifferenza e del silenzio.L’impegno per aumentare la sensibilità rispetto ad un tema così drammatico e far sì che questa battaglia, contro la violenza sulle donne, sia di tutti, è un dovere e una responsabilità civile. Soprattutto per chi fa politica.
Per questo abbiamo voluto inserire un modifica nel nostro codice etico: ora è presente anche la voce che richiede a chiunque decida di candidarsi l’impegno a “rispettare nel comportamento e nell’espressione delle proprie opinioni i principi di uguaglianza di genere, con particolare attenzione al perseguimento della parità fra donne e uomini e alla condanna di ogni forma di discriminazione sessista e violenza di genere". 
Un gesto piccolo, ma di grande importanza e concretezza. 

DIARIO DI BORDO

La verità è questa: in Italia una donna che subisce uno stupro continua ad essere colpevolizzata, come se fosse andata a cercarsela. Diverso quando a compiere una violenza è un immigrato: in quel caso la solidarietà alla vittima si associa a una forte componente razzista. Ce lo dicono i tanti casi di cronaca, ma anche i numeri. Per un italiano su sei, se una donna subisce una violenza è perché si è vestita in un certo modo, perché appunto se l’è andata a cercare. 

A dirlo è l'indagine Ipsos, che rivela - anche - di un 49% della popolazione italiana che sta dall’altra parte, che non crede che le colpe possano essere imputate alle donne. D'altronde anche dopo lo scandalo Weinstein si è insinuata una domanda maliziosa sul perché di queste violenze si parlasse solo ora. Sottili, impliciti meccanismi che vorrebbero trasformare la violenza in un fatto privato, tollerandolo e giustificandolo...(continua a leggere sul blog del segretario). 


APPUNTAMENTI

Giovedì 30 novembre "La rivoluzione del pensiero liberartario", alle ore 18.30 presso l'hub di Porta Genova.

locandinaquercioli 30 nov 17
 

Venerdì 1 dicembre cena di finanziamento con e per Giorgio Gori.
Per info e prenotazioni: 3478301834. 

locandina cena 1
 

Sabato 2 dicembre "Lombardia Domani", in via Gadames 57, dalle ore 9.30 alle 13.00    

lombardia domani 2 dic

Da mercoledì 8 a lunedì 11 dicembre "Destinazione Lombardia": incontri nelle zone con i coordinatori dei comitati per Giorgio Gori. 

cover comitati

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