News Antonio Panzeri n°11/2018

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EDITORIALE
http 2F2Fo.aolcdn.com2Fhss2Fstorage2Fmidas2Fe797dfaa234f3329175b38179096f9452F2066332282Fsm 300x150   Salvini vs Macron: si polarizza lo scontro in vista delle Europee. 
Nessuno ne parla ad alta voce, eppure le elezioni europee della prossima primavera occupano le menti e le agende dei politici che già da questa estate si sono rimboccati le maniche per intrecciare alleanze e additare nemici. Chi di certo non sta perdendo tempo, forse sospinto dal vento del consenso registrato lo scorso marzo, è il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini.

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ARTICOLI 
 
http 2F2Fo.aolcdn.com2Fhss2Fstorage2Fmidas2F363e47f79b7e8f9c6a79ce90799ac8322F2063471872FRTX5LKSF   Perché Orbán non è amico di Salvini. 
Viktor Orbán non è un buon modello per la nostra politica; e non è nemmeno lontanamente interessato a collaborare con l’Italia. La politica illiberale del Primo ministro ungherese, infatti, mette al centro del proprio agire la difesa dell’integrità nazionale a discapito della libertà. Fulcro del suo progetto politico è il mantenimento della società ungherese così com’è, senza che ci siano diversità o mescolanze che, a suo parere, ne intaccherebbero le tradizioni e la cultura. È da qui che si sviluppa una politica di accoglienza, o per meglio dire di non-accoglienza, che calpesta i diritti umani e quei valori come la libertà, la solidarietà e la pace che anche l’Ungheria dovrebbe sostenere in quanto Paese membro dell’Unione europea. 

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20180705 2 31296192 35344235   Netanyahu, rispetta la democrazia, non abbattere Khan al-Ahmar. 
Il 5 settembre, la Corte Suprema israeliana ha approvato la demolizione di Khan al-Ahmar, un villaggio situato fuori da Gerusalemme tra due insediamenti israeliani. Il governo israeliano e il suo primo ministro, Benjamin Netanyahu, stanno portando avanti una politica razzista, nazionalista e crudele contro le comunità beduine del Negev e della Cisgiordania, imponendo trasferimenti forzati e minacciando di smantellare il villaggio di Khan al-Ahmar. Non accetteremo mai la violenza di Netanyahu e non resteremo in silenzio
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INTERVENTI IN PLENARIA

Libia
L’escalation della tensione che abbiamo registrato la scorsa settimana, e che probabilmente continuerà attorno a Tripoli, è segno della grande instabilità presente nel paese tra le diverse milizie presenti a Tripoli e fuori dalla capitale e delle difficoltà concrete nelle quali si trova Serraj. Penso di poter dire che l’accordo di Skhirat appare ormai sempre più lontano. Non è in discussione l’impegno dell’Unione europea mostrato in questi anni, ma penso che il compito principale che oggi noi abbiamo sia quello di contribuire a definire una nuova road map per la Libia che veda coinvolti tutti gli attori interni ed esterni comprese le milizie che nell’accordo di Skhirat non erano state chiamate
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Myanmar
Il caso dei due giornalisti Wa Lone e Kyaw Soe Oo, arrestati per aver riportato notizie sulla situazione nello stato del Rakhine, sembra un ulteriore elemento di prova che il processo di transizione democratica fatica a farsi largo in Myanmar e forse dovrebbe imporre a tutti noi la necessità di rivedere l’approccio delle nostre politiche.
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RASSEGNA STAMPA

(ZAPPING, RADIO RAI1)
Libia: non solo migrazioni
Abbiamo parlato di Libia a Strasburgo, un dibattito che riguarda soprattutto la fissazione di una linea per il Parlamento europeo rispetto alle dinamiche che stanno caratterizzando la vicenda libica. Il tema non riguarda solo l’immigrazione, perché questa è una conseguenza dell’instabilità oggi presente in Libia, ci siamo invece concentrati sul processo di stabilizzazione necessario per il paese, soprattutto in vista della conferenza di novembre a Roma 
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(RADIO ARTICOLO1)
Orban: l'Europa batte un colpo
Non so se il voto di oggi a Strasburgo sull’Ungheria sia un punto di svolta, sicuramente è un’ottima giornata che ha evidenziato un comportamento da parte dei parlamentari europei coerente con l’impostazione che deve avere un’istituzione come il Parlamento europeo che si batte per i diritti.
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(ALANEWS)
Libia: “Europa porti Italia e Francia al tavolo”
“Si sta combattendo a Tripoli e nei dintorni; ci sono molti morti e feriti e c’è un tentativo di sconfiggere il Governo riconosciuto di Al Sarraj: è un’offensiva preoccupante per sovvertire l’ordine delle cose. E’ necessario intervenire e fare in modo che l’Unione mandi un messaggio per riportare alla calma la situazione e poi che agisca con il governo italiano e francese perché si possa trovare una soluzione per il futuro: non mi pare che allo stato attuale ci siano le condizioni per giungere alle elezioni entro dicembre
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(Il Post)
Cosa sta succedendo in Libia
Circa 400 detenuti sono scappati domenica da un carcere vicino a Tripoli, in Libia, a seguito dei gravi scontri tra milizie rivaliche negli ultimi giorni hanno provocato la morte di almeno 47 persone. Le guardie della prigione di Ain Zara, ha detto la polizia locale, non sono state in grado di gestire la rivolta, anche per paura di essere coinvolte nelle violenze che si stavano compiendo attorno al carcere. Lo stesso giorno, inoltre, a Tripoli due persone sono state uccise e altre sono state ferite a causa di un razzo che ha colpito un campo che ospita centinaia di profughi che negli ultimi anni sono stati costretti a lasciare le loro case a causa della guerra
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