Cari compagni e amici di LeU, marciamo divisi ma colpiamo uniti in Lombardia

b_800_auto_0_00___images_2015_aol.jpgCari compagni, compagne e amici di Liberi e Uguali vi stimo e, durante anni di militanza comune, per molti di voi ho maturato affetto e una considerazione che non verranno mai meno.

Vi conosco abbastanza per non credere alla vulgata dispregiativa secondo la quale la vostra missione possa identificarsi con la sconfitta ovunque e comunque del Pd. Ho sempre pensato e penso che la separazione da un partito che personalità autorevoli avevano voluto e battezzato, sia nata da ragioni serie, sofferte e da un'idea di futuro.

Per quel poco che è contato, non ho mancato di dire nelle direzioni e assemblee nazionali del Pd che ritengo i primi responsabili di una scissione Renzi e il suo gruppo dirigente, perché sotto la loro guida un partito nato per unire ha finito per dividere se stesso e anchilosare radici e rappresentanza della società e del lavoro.

Con altrettanta onestà ho riconosciuto che, quando avviene un divorzio, nessuno è innocente. E potrei aggiungere i miei personali sentimenti che una parte vi siete presi.

Però questo non riguarda ora. Dopo il 4 marzo, comunque vadano le cose, io credo che spetterà a ognuno riflettere sui destini della sinistra e dei democratici e ci spetterà di farlo in Italia come in Europa e alcune parole, rifondazione e federazione, a me non suonano del tutto esagerate. Ma appunto, ora, la scelta è netta: seppure "marciando divisi" non si debba "colpire uniti" in una realtà, la Lombardia, dove la destra si ripresenta senza pudore con Berlusconi e con le aggressioni alla civiltà di Salvini.

Personalmente, sul piano nazionale, avrei tentato di trovare soluzioni condivise in alcuni collegi simbolici e di frontiera. Adesso però vi scrivo da donna milanese e di sinistra. Proprio i venti drammatici che soffiano in Europa, e persino il rialzare la testa di una destra esplicitamente fascista nel nostro paese, dovrebbero fare riflettere su cosa può anticipare la regione più importante e potente se lasciata in pessime mani.

In questa terra, per chi è di sinistra, progressista, ovunque collocato, nel civismo, nei partiti o semplicemente con le proprie coscienze, nel corso della storia talvolta ha avuto la fantasia e la capacità di unirsi e cambiare il corso degli eventi.

Tutti si ricordano di Pisapia e poi Sala, ma i più vecchi o appassionati di una storia precedente ricordano anche altre alleanze democratiche e di sinistra vincenti. Oggi ognuno ha le sue convinzioni. Ma forse non è troppo tardi per scoprire la quota di verità dell'altro.

Non ho potere né titoli per essere ascoltata più di altri. So che un nuovo inizio - con la disponibilità di Gori a ripensare programma, squadra e anche le primarie - sarebbe il segno che la politica può stupire nel senso migliore.

Un caro saluto con l'umiltà e l'affetto di sempre.

Barbara Pollastrini

 

 

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