Buone Ferie e qualche considerazione

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Anch’io prendo una pausa, prima però vorrei ringraziare chi ha la pazienza di leggere le mie “letterine” compresa questa un poco lughetta



 

E salutare innanzitutto chi non potrà permettersi riposo o svago. Chissà se una parentesi dall’altalena di  notizie, buone e terribili, non aiuti una riflessione per capire come riavvolgere il filo degli ultimi mesi e ripartire, dopo il caldo di agosto, con le scelte giuste.



 

Sapete di che parlo.



 

Di un governo che mescola aggressività e incompetenza.

Di noi coi  lividi, dopo le botte della sconfitta. Di pensieri personali con l’eterna sensazione di inadeguatezza.



 

Ma c’è una data da cerchiare fin da oggi nel calendario: le elezioni europee del 26 maggio prossimo.



 

Quel voto sarà uno spartiacque cruciale per il destino dell’Unione nello scontro tra “ortodossi” e “sovranisti”, tra democrazia conosciuta e qualcosa di inquietante. Il tema riguarda tutti ma il centro tra i paesi fondatori  è l’Italia con la sua destra protagonista di prima fila di un neo nazionalismo e di cupe xenofobie.



 

Il tempo corre e dobbiamo attrezzare un pensiero, fare vivere un progetto  coraggioso che scuota un partito del socialismo europeo essiccato.



 

C’è bisogno di contaminazione tra famiglie storiche e nuovi movimenti come Tsipras e Podemos.

E da subito avviare il cantiere per l’Alternativa, mobilitare e unire le coscienze.

Sarà decisiva la credibilità di una classe dirigente. Guai se tutto cambiasse per non cambiare nulla. Opinionisti e molti elettori danno per finito il PD. Io non lo credo. Ma dobbiamo ricostruire daccapo un partito nuovo, una comunità vera, una rete di alleanze sociali e civiche, imparare a stare nei conflitti e con chi soffre ingiustizie e discriminazioni.



 

Ci stiamo provando anche con gli appuntamenti per un Congresso costituente e fondativo dove l’apertura è la precondizione per tornare a vincere.

Quell’Alternativa per l’Italia e per una diversa Europa non possiamo né immaginarle né scriverle da soli.

Dobbiamo bussare a molte porte e praticare l’umiltà di chi ha capito limiti ed errori ma conserva la responsabilità di  partito più grande del campo progressista oltre che l’onore di sindaci nella nostra provincia a partire da Milano. Tanto più che nella primavera estate del 2019 si voterà in regioni importanti e in molti comuni e senza nuovi larghi centrosinistra la partita risulterebbe impossibile.

In Parlamento  sperimentiamo l’opposizione



 

I cinquestelle superiori numericamente appaiono politicamente più confusi e, per il momento, sono egemonizzati da Salvini.

Le contraddizioni  sono attutite da un patto di potere arrogante e pervasivo.

Ragioni di allarme ci sono e tante.



 

La consapevolezza del livello crescente di diseguaglianze e precarietà.

Un Paese diviso, con giovani  affaticati da un futuro nebuloso, un machismo sovranista che alimenta la mancanza di rispetto per le donne.

Ferite alla civiltà del lavoro come in Puglia con lo sfruttamento e un caporalato che dobbiamo estirpare anche al Nord. I migranti trattati dai potenti di turno come “arma” per la propaganda della paura e di una sicurezza che cancelli i diritti umani e la dignità di ogni persona. Anche per questo alla Camera non abbiamo votato il decreto sulla cessione di motovedette in Libia (se ti interessasse ti allego il mio intervento). E prima abbiamo contrastato quello cosiddetto della dignità. Ci opporremo alla follia di un esecutivo che rinvia l’obbligo a vaccinare i bambini in una logica dove anche la scienza  si vede stritolata dall’oscurantismo.

Al rientro avremo a che vedere con l’annunciato decreto Salvini sulla sicurezza e arriverà alla Camera il milleproroghe dove contrasteremo l’assurda cancellazione dei fondi per le periferie che per Milano significa la scuola nel quartiere Adriano e il prolungamento della linea 7 del tram.



 

Ma prima che politica la battaglia alla destra è culturale.

Fra l’altro anche così si snidano i pentastellati.



 

La sinistra ha il dovere di restituire un’etica alle parole, perché l’usurpazione del linguaggio precede o accompagna il disegno di un’Italia piccola patria e di un’Europa più vicino a Visegrad che alla sua storia migliore dove un vicepremier può “premiare” la capotreno che disprezza i rom, inneggiare alla difesa fai da te e esaltare chiusure dei porti.



 

I congressi - regionali, metropolitano, dei circoli e nazionale -  possono essere un nuovo inizio se scavano nelle ragioni della sconfitta, se non rimuovono e se incontrano bisogni e sentimenti senza i quali non si fa democrazia né una sinistra per il futuro. Sarebbe praticare una nuova mescolanza dentro e fuori il PD, e  avere il gusto di scoprire la quota di verità di ognuno, di ognuna, condividere l’allarme, emozioni.

Così vorrei vivere gli appuntamenti e le occasioni di confronto:  sparpagliamoci, ascoltiamoci.



 

Con questo spirito invito fin da ora tutte e tutti  al seminario su “Europa. Sinistra. Riscatto” di cui ti invieremo il programma, il 13 ottobre a Milano,  promosso da Democrazia Esigente, esponenti del PSE, Sinistra del PD.

Poi a fine mese, sempre nella nostra città, si terrà il Forum nazionale.



 

Le leadership contano ma non basta ridursi a una conta sui nomi. Non possiamo accontentarci se vogliamo rigenerare un corpo stanco e un’anima turbata da quella cartina bicolore – tutta blu al Nord e interamente gialla al Sud – che abbiamo conosciuto la mattina del 5 marzo,  annunciata un anno prima dal rovescio sul referendum costituzionale di chiusura di un ciclo. In fondo dobbiamo decidere se adattarci o reagire. E cuore e mente dicono, reagire.



 

Un abbraccio e ancora grazie                                  



 

Barbara Pollastrini



 

PER CHI FOSSE INTERESSATO

Sarò al dibattito della  FESTA NAZIONALE DE L'UNITA' a Ravenna l’1 settembre alle 18.30 con L Boldrini, A.Bernini e R.Pinotti, mentre a Milano si svolgerà una Festa itinerante nei quartieri e sono prevista il 23 settembre a Chiesa Rossa



 

La mia commissione, Affari costituzionali, riprenderà il 4 settembre. Intanto sarò presente in altre Feste de l’Unità e in vari incontri.



 

 

Qui di seguito il mio intervento con il link video e con lo stenografico  https://webtv.camera.it/evento/12872/461631

 

 

 

 

INTERVENTO SULLA NON PARTECIPAZIONE AL VOTO

CESSIONE MOTOVEDETTE A LIBIA

 

Presidente, sottosegretario,

Grazie. Mi sta a cuore intervenire sul complesso degli emendamenti, perché dalla disponibilità  o viceversa dal rifiuto del governo, di aprire a proposte di rispetto dei diritti umani, discendono le valutazioni del gruppo PD  e di singole convinzioni personali.

Ed in particolare tengo a richiamare la vostra attenzione su emendamenti con alto contenuto simbolico e insieme  di concreto indirizzo.

Dove si condiziona la cessione di motovedette alla richiesta alla Libia di sottoscrizione della Convenzione di Ginevra relativa allo statuto di rifugiato.

Come diceva l’onorevole Fassino in discussione generale,  c’è un merito: la cessione dell’uso di motovedette alle autorità libiche,  in osservanza del memorandum costruito negli anni e da esecutivi che hanno goduto del nostro sostegno.

Ma  c’era e c’è un  contesto in cui quelle scelte maturavano e nel quale venivano soppesate.

Così oggi devono  pesare garanzie nelle relazioni con un territorio lacerato tra almeno due governi, e altre aree dove dominano tribù illegali.

La cronaca degli ultimi mesi, è la drammatica conferma di come l’instabilità della Libia non offra certezze sul  comportamento di quella Guardia Costiera alla quale sarebbe affidato il compito di prevenzione e soccorso dei profughi.

E per la stessa ammissione di alcune  personalità di quel territorio non ci sarebbero condizioni per salvataggi in sicurezza.

D’altronde di cosa parlano se non di questo gli occhi disperati  di Josefa incredula per la sua sopravvivenza mentre una creatura e la sua mamma avevano  un altro destino?

Intanto osservatori e organizzazioni sovranazionali raccontano la tragedia di veri e propri lager, di violenze a donne, a adolescenti, di torture.

E di intese, lì sì coi trafficanti, mentre qui importanti esponenti di governo  si fanno notare per l’assurda criminalizzazione delle ONG.

Avremo altri momenti di confronto sugli sconvolgimenti geopolitici, il senso storico e attuale della migrazione, le relazioni internazionali e il  sostegno all’Africa, i ritardi imperdonabili di questa Europa.

Ma intanto ora il Parlamento ha una  responsabilità.

Decidere come praticare quel memorandum.

Se farlo in una sorta di rimozione dei diritti umani e della dignità di ogni essere umano e, in questo caso, la parola dignità non è abusata. E allora no in my name.

O decidere che l’ Italia avanzi la richiesta di precise garanzie.

Sull’ uso delle motovedette.

Sulla necessità che in quelle motovedette sia presente un osservatore internazionale.

Sull’estensione nei campi libici di presenze dell’UNHCR e varie organizzazioni umanitarie.

Altri colleghi, magari con sfumature diverse come Magi e Fornaro, propongono simili quesiti.

Essere mossi dall’ideologia della paura e occultare la prigionia di disperati non fermerà chi bussa alle porte.

Nel frattempo  gli sbarchi sono diminuiti ma i morti no.

Il Ministro Salvini annuncia un decreto sicurezza. Discuteremo di legalità, accoglienza, integrazione.

Discuteremo di un linguaggio e una retorica che sta già facendo male alla nostra civiltà.

Ma oggi, almeno per oggi, se è possibile, il Parlamento eviti un danno: fare male agli altri e a se stesso.

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